Altrove
Progetto realizzato con il sostegno e la supervisione di bambinisenzasbarre.

“Altrove” nasce dalla convergenza di due progettualità: una all'interno della Casa Circondariale di Brindisi e l'altra presso il laboratorio urbano “Movimenti”.

Il primo, preesistente, è un progetto rivolto alla genitorialità, portato avanti in forma volontaria, finalizzato al sostegno del genitore che, nel momento in cui viene privato della libertà, vede il suo ruolo messo fortemente in discussione, vivendo in modo traumatico la separazione dai figli.

Il secondo mira a costruire uno spazio che prevede interventi di attenzione e cura del bambino, sostegno al nucleo familiare, attività formative o ricreative che in forma diretta ed indiretta generino processi di educazione civica, inclusione sociale, crescita personale e valoriale.

L'iniziativa nasce dall’esigenza di cercare risposte ai problemi fondamentali della persona privata della libertà personale e di ampliare e arricchire gli interventi rivolti ai detenuti nell’ambito dell’affettività. Il ruolo di genitore viene messo fortemente in discussione dall’esperienza della reclusione, in quanto provoca una separazione improvvisa e traumatica dai figli. Per il genitore detenuto la privazione del contatto con il figlio è causa di sofferenza come pure l’esclusione dal ruolo genitoriale e dall’esercizio delle sue funzioni.

La funzione paterna favorisce l’assunzione di una serie di aspetti importanti per la persona: responsabilità, continuità, costanza, autocontrollo, capacità di prendersi cura dell’altro, funzione normativa e di limite verso il proprio figlio. Per questi aspetti di notevole importanza il progetto, rivolto all’acquisizione o al mantenimento della funzione paterna, aiuta prima di tutto il detenuto a ripensarsi come genitore, acquisendo, assimilando e facendo propri gli aspetti caratteristici dell’essere padre, a mantenere mentalmente un legame con il figlio e quindi a favorirne il rapporto anche a distanza e a superare il disagio provocato dalla separazione improvvisa dalla famiglia.

Il primo aspetto da prendere in considerazione è quindi la presa di coscienza e poi l’acquisizione del proprio ruolo di padre.

La possibilità di pensare ai propri figli vuol dire:
· pensare ai loro bisogni non solo materiali;
· ripensare alle condotte precedenti che hanno messo in discussione il rapporto genitore-figlio;
· mantenere saldo, anche se solo attraverso il pensiero, un legame con i figli;
· mantenere vivi gli affetti familiari.

È importante quindi educare all’affettività e questo significa entrare in contatto in modo empatico nella dimensione più intima della persona, ossia il modo in cui vive ed esprime le proprie dinamiche affettive. Inoltre, saper riconoscere le emozioni dei/nei figli significa ancor più essere consapevole delle proprie, e questo permette di esprimere una giusta condotta nelle dinamiche relazionali e affettive, soprattutto familiari.

Ognuno di questi aspetti è stato preso in considerazione a partire da ciò che gli stessi genitori hanno riportato nei colloqui e nei gruppi di discussione come esperienza personale, come interrogativo. Si parte partendo dal presupposto che una vera consapevolezza non può essere indotta ma deve essere sentita in prima persona e che la condivisione degli affetti va rispettata nei tempi e nei modi.

“Quando si è in grado di raccontare a un bambino il passato familiare lo si libera, quando non si è in grado lo si incatena. Il passato, se non è contenuto in una narrazione, ritorna in maniera ripetuta e violenta...” (Bouregba, 2005).

Sono 100 mila i bambini che ogni anno in Italia entrano in carcere per incontrare la mamma o il papà detenuto. Sono bambini come tutti gli altri, che devono poter mantenere il legame affettivo con i propri genitori, fondamentale nel loro percorso di crescita. Eppure sono vittime di emarginazione sociale a scuola, nel quartiere dove vivono, nel gruppo sociale di appartenenza, perché associati alle colpe dei genitori. Cosi come previsto dalle legge n. 354/75 e dalle successive modifiche ed integrazioni del DPR n. 230/2000, la tutela e il sostegno dei legami familiari e dei rapporti genitoriali sono elementi fondamentali individuati dal legislatore affinché la pena possa tendere ad avere una valenza rieducativa per il recupero della persona detenuta e garantire al figlio il diritto a mantenere la “presenza” paterna nonostante la privazione nella quotidianità.

La collaborazione con la Casa Circondariale di Brindisi nell'attività di riabilitazione di detenuti, messi alla prova (art. 21) ed ex-detenuti, ed il sostegno umano e psicologico offerto a questi ha fatto emergere quanto rilevante sia, nelle more del percorso di detenzione, la perdita del ruolo familiare, dell’intimità e quotidianità delle relazioni con i figli, soprattutto se piccoli, e quanto questi possano vivere in maniera traumatica anche la visita e il momento del colloquio.

Ci siamo posti pertanto il problema di aiutare genitori e figli a fare i conti con la realtà e soprattutto fare in modo di ridurre al minimo il fattore di rischio che tali problematiche non si trasformino in un danno che possa ripercuotersi in modo importante sul percorso di crescita del bambino.

Il carcere, pur essendo un luogo potenzialmente traumatico per i bambini, che sentono estraneo e minaccioso, è lo spazio che devono necessariamente frequentare per mantenere il legame con il proprio genitore, un legame fondamentale per il loro benessere psico-fisico.

Un rapporto che si fonda sugli aspetti affettivi della relazione che non sono legati al reato commesso dal genitore ed alla sua colpa.

Il figlio continua ad amare il padre in carcere e ad essere amato. Eridano vuole utilizzare il progetto sulla genitorialità svolto all'interno del carcere per entrare in contatto con il bambino ed oltre che accompagnarlo, sostenerlo ed, eventualmente, ascoltarlo nei momenti che precedono e seguono l'incontro con il proprio genitore, vuole cercare un gancio per inserirlo all'interno dei laboratori e delle attività che la cooperativa stessa sta implementando presso il Laboratorio Urbano “Movimenti” ed offrirgli dei percorsi di crescita ed inclusione sociale mirati, che intervengano oltre che sul minore sul contesto familiare e sociale che lo stesso vive.

L’intervento sul tema relazione genitore-figlio è diretto a costruire un punto di contatto con i bambini in visita ai propri genitori attraverso il quale effettuare attività di affiancamento, attenzione ed ascolto del bambino che entra in carcere e di sostegno al nucleo familiare che lo accompagna. Uno spazio in cui il bambino si prepara all’incontro col genitore attenuando l’impatto con un ambiente potenzialmente traumatico e consentendo al bambino di orientarsi. Sull'altro fronte, il progetto è teso a costruire uno spazio, dove operatori competenti, accompagnino il genitore detenuto a incontrare i figli e la famiglia per garantire che nell'incontro sia salvaguardato, nel caso del genitore, il diritto a rimanere padre, aiutandolo a costruire un rapporto tale che la lontananza non sia vissuta come un abbandono; dove il diritto all’affettività e all’educazione familiare sia esercitato in spazi accoglienti e ospitali, che favoriscano l’incontro; dove la “verità” sia comunicata in modo adeguato, in relazione all’età ed alla situazione.

Incontro Padri Figli

Mercoledì 15.30/17.30 - Cadenza: quindicinale

Questo laboratorio ha l’obbiettivo di realizzare momenti positivi e sereni in cui i padri possano sentirsi soddisfatti del loro ruolo e aiutare i bambini ad affrontare nel modo meno traumatico possibile l’esperienza di incontrare il proprio padre tra le mura del carcere. Le attività organizzate spaziano da momenti autonomi dove papà e figli possono rimanere abbracciati a parlare a laboratori creativi che vedono coinvolti bambini di diversa età. Il tutto mira a sostenere e rafforzare il più possibile la relazione padri/figli.

Incontro Famiglia

Giovedì 14.30/18.00 - Cadenza: quindicinale

In questo spazio si ascoltano i bisogni della famiglia, nello specifico di chi accompagna i bambini all’incontro col proprio genitore. Attraverso il colloquio emergono i disagi e si può impostare un delicato lavoro di relazione di cura dei bambini, degli adulti ed anche delle persone che lavorano con loro all’interno del contesto carcerario. In questo spazio la presenza del counselor ha l’obbiettivo di preparare il bambino all’incontro con il genitore o attutire il disagio del distacco.

Incontro Laboratori

Sabato 10.00/12.00 - Cadenza: settimanale

In questi incontri i padri riflettono sull’esperienza di essere padri a distanza e si affrontano e sviscerano tutti i problemi legati a questa condizione. La metodologia usata è quella del counseling a cui partecipano almeno 8 papà e fino ad un massimo di 10. In questo spazio, guidati da un counselor, si possono scambiare opinioni ed emozioni e si crea un clima di fiducia che facilita la riflessione sulle proprie modalità di relazione. Il confronto nel gruppo verte su tematiche educative riguardanti sia la relazione genitori-figli e sia il complesso problema di “come spiegare al figlio la propria situazione...”, “come rispondere alla domanda: quando torni a casa papà?...” Parlare di emozioni, esplorarle insieme con i propri figli, è un modo di essere vicini… vicini emotivamente non potendo essere essere vicini fisicamente.

Referenti: Angela Corvino, Martina Leo

Donazione e 5 per mille

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Eridano Cooperativa Sociale Onlus

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Centro diurno per l'Alzheimer

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